Gp di Singapore 2013, tre eroi, due gare e una dormita

 A Singapore ci sono stati due Gran Premi: quello corso dall’alieno e quello in cui se la sono giocata gli umani, tra loro, ovviamente. A Singapore ci sono anche stati tre eroi, tanto diversi in pista, quanto nella vita. Sono quei tre che avete visto sul podio. Poi c’è stata tanta tanta tanta noia.

Diciamocelo. Ogni anno, da un lustro a questa parte, appena arriva il Gran Premio di Singapore, noi amanti dei templi della velocità (almeno io, amante dei templi della velocità) ci ritroviamo con questa faccia, ben consapevoli della domenica che ci attende.

gatto disperato

E anche quest’anno è andata come sapevamo: Vettel scappa, tutti cominciano a girare in tondo senza riuscire a sorpassarsi (Alonso su gomme fresche rimane incagliato sei, dico sei giri dietro a Paul Di Resta), qualcuno si immola e si schianta contro una barriera, entra una safety car, si fanno le 4 e noi vinciamo la nostra battaglia immane contro il sonno lanciandoci sulla Mokona da dodici. Ah, i bei tempi in cui Piquet junior si schiantava contro i muri per favorire l’allora compagno Fernando Alonso e Felipe Massa partiva dai box tirandosi dietro una decina di meccanici e la pompa di benzina…

Ecco come Felipe Massa perse il mondiale nel 2008.

Ecco come Felipe Massa perse il mondiale nel 2008.

Ma sarei ingiusta a cassare così il Gran Premio di Singapore.

Ieri non abbiamo visto una gara, ma due.

Una l’ha corsa in solitaria Sebastian Vettel. L’eroe numero uno di questa giornata. Domina nelle libere. Fa l’arrogante in qualifica (e gli va bene). Parte, battaglia per due, dicasi due curve, con Nico Rosberg, ..

curva 1 e 2 allla partenza

..e poi parte verso l’infinito e oltre, guadagnando due secondi al giro, ma solo quando gli serve (per gran parte della gara si limita a controllare il resto del mondo da una distanza di tre anni luce, giusto per non fare venire un infarto a qualcuno nel suo box: “Sceebastian, save the tyres! Save the tyres!”) – si dicono proprio Sceebastian, se fate attenzione – Ovviamente vince, in scioltezza. Mentre tutti scendono dalle vetture sconvolti e sudati, lui è fresco come dopo aver fatto colazione con pane e nutella.

l'abbraccio

Vettel trionfa a Singapore per la terza volta consecutiva dal rientro delle ferie. Il suo vantaggio nei confronti di Fernando Alonso è salito a 60 punti: solo la maledizione di Tutankhamon che ha colpito Paul Di Resta potrebbe impedirgli di vincere il quarto titolo mondiale consecutivo. A 26 anni. – Più lo guardo, più mi sento una fallita –

podio singapore

Ah, poi c’è stato il Gran Premio degli altri. Anche quello non ha brillato per vitalità, ma per lo meno ci ha dato qualche emozione in più, e solo grazie a quei due che, nella foto sopra, vedete all’estrema sinistra e all’estrema destra. Quelli che (Vanzini ieri l’ha ripetuto circa un trilione di volte, tra uno strafalcione e una gufata di Gene) “sono il passato, il presente e il futuro della Ferrari”.

Ma prima di parlarvi di questo, io vorrei ringraziare una persona: Daniel Ricciardo.

ricciardo accident

Lui, e il suo incidente autonomo e assolutamente immotivato attorno al 25esimo giro, che ha fatto entrare la safety car in pista e ha dato un minimo di senso a una gara più sonnolenta della camomilla: GRAZIE DANIEL!

Torniamo all’eroe numero 2 di giornata: Fernando Alonso & la Ferrari.

Leggo con un certo sconcerto i commenti di “tifosi ferraristi” che continuano con la solfa del “i tecnici fanno schifo, la macchina fa schifo, ieri la gara è stata anonima”. Evidentemente abbiamo guardato due Gran Premi diversi. O evidentemente sarebbe meglio che certa gente spegnesse la televisione e il pc, e andasse a sfogare la propria frustrazione verso la vita da qualche altra parte (la fit-boxe ad esempio: possiamo usarvi come sacco, sapete?).

“Il secondo posto di oggi per noi è come una vittoria”, ha detto ieri sul podio Fernando Alonso, finalmente non imbronciato, anche se il mondiale è ormai un’utopia. Che sia consapevolezza dell’impresa compiuta?

Nando fa una partenza che lascia scemi: scarta a destra, frena tardissimo alla staccata, e, alla Curva 1,..

partenza alo

partenza alo 2 partenza alo 3
..si ritrova dietro il duo Vettel e Rosberg in lotta. L’asturiano guadagna 4 posizioni solo allo start. Il ritmo, su questa pista ostica, la sua F138 non ce l’ha. Ma dove non può la macchina, può l’astuzia e una scelta rischiosa: all’entrata della Safety Car (al 25esimo giro circa) Alonso è l’unico tra i piloti di testa (insieme a Grosjean e, più attardato, a Raikkonen) a fermarsi per cambiar gomme con l’intenzione di andare con la strategia su due soste.
Tirare un set di gomme medie per più di 30 giri sembra una follia che solo la Lotus e la McLaren possono tentare. Ma chi non risica, non rosica: la Ferrari e l’asturiano, un binomio ritrovato, ce la fanno.
Nando non strafà in pista, ma gestisce le gomme. E, appena Webber e le due Mercedes rientrano ai box, si ritrova secondo con un margine di ampia sicurezza nei confronti di Jenson Button.
– Inutile dire che Vettel si è fermato ai box, ha avuto il tempo di scender a far pipì, di bersi un Ace rosso, di fare il ruttino, per poi tornare in pista ancora primo –
alo bacia il trofeo
Poi ce l’eroe numero tre. Quello che c’ha il mal di schiena.
raikkonen
E no, non perchè venerdì sera sia andato a ballare. ma perchè superata la trentina gli acciacchi che ti procuri cappottandoti con una vettura da rally li paghi con gli interessi.
Kimi Raikkonen è l’unico pilota del Circus a potersi permettere di dire che “si, il motivo per cui lascio la Lotus è principalmente economico”, senza essere mangiato vivo dai tifosi: lui è Kimi, dice quello che pensa e quello che gli altri pensano, ma non hanno il coraggio di rivelare davanti a una telecamera.
kimi sotto assalto
Kimi è quello che in qualifica, causa mal di schiena, non riesce a passare il Q2.
Kimi è quello che il giorno dopo, con lo stesso mal di schiena, parte tredicesimo e si ritrova terzo in un circuito in cui superare è proibitivo.
Come fa? Sorpassa le mezze-calzette nei primi giri. Vai ai box quando gli altri non lo fanno per liberarsi dal traffico (è il primo a fermarsi intorno al decimo giro). Quando c’è la safety car anche lui monta gomme medie, come Alonso: ma è solo decimo al rientro in pista. Come si ritrova a battagliare nelle prime posizioni? Infila una serie di giri veloci. Poi gli altri si fermano ai box per la seconda sosta e lui è lì, quarto dietro a Jenson Button (anche lui in strategia da diesel).

Ed è dietro all’inglese che dimostra che forse gli altri, a Singapore, non saranno in grado di superare. Ma lui è Kimi Raikkonen e tutto può. Pure passare all’esterno. Chapeau.

Kimi.. sarai pure un mercenario. Ma ti amiamo così come sei.

raikkonen podium

E gli altri? Tutto il resto, è noia.

horner yes

 

Tranne che per la nuova fiammata della #Webbonso story –> il passaggio dato da Alonso a Mark Webber, ritiratosi all’ultimo giro per un problema tecnico (“sempre la Red Bull sbagliata” è il commento rimbalzato da centinaia di migliaia di salotti italici) …

webber va a fuoco

.. durante il giro d’onore, da cui è nata la sterile polemica numero 1 del Gp di Singapore: ma questa è un’altra storia.

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Ok, vedendo il video, ammetto che la manovra è stata un tantinello pericolosa.

La sterile polemica numero due è che Vettel, sotto il podio, è stato fischiato di nuovo, come a Monza. O il mondo è pieno di italiani. Oppure i cretini che fanno gli ultrà non sono un nostro marchio di fabbrica. In entrambi i casi, ignorarli è la mossa vincente.

Meno male che il tedesco la prende con filosofia: “Forse sono gli stessi dell’altra volta in tour…”

il mondo e pieno di italiani

Mille grazie, come sempre, a Loose Wheel Nut.