Gp della Malesia, o della forza della fede

Gp della Malesia, o della forza della fede

Chi scrive queste considerazioni ringrazia il Gp della Malesia per avere migliorato la sua domenica, cominciata su una nota piuttosto negativa con una sveglia antelucana [per me erano le 7.30, anche se erano le 8.30] e l’influenza.

vettel esulta malesia bandiera ferrari

Ma lo ringrazia anche per averle regalato una perla di saggezza assai valida, su cui ha avuto modo di riflettere per tutta la domenica. La perla di saggezza è di Sebastian Vettel e la riporta in un tweet il mio amico @giroveloce:

TWEET VETTEL GIROVELOCE

 

Sembrerà una frase fatta. Non lo è. Guardiamo dentro le nostre vite e facciamoci un paio di domande. Perchè non ci succedono cosa meravigliose e inaspettatamente fantastiche? Perchè crediamo che non possano succederci, o crediamo di non essere forti abbastanza per gestirne le conseguenze e relative aspettative altrui o crediamo di non meritarle. In soldoni, non seguiamo il prezioso consiglio che offre Heath Ledger in un grandissimo cult anni ’90, 10 cose che odio di te:

10 cose che odio di te

 

Ora guardiamo alla gara di ieri della Ferrari, all’approccio avuto dalla scuderia di Maranello quest’anno, e facciamo un edificante confronto con quanto accaduto invece negli ultimi anni. Non abbiamo che delle dichiarazioni a supporto, ma già queste ultime possono essere sufficienti a testimoniare un’attitudine

Se c’è una cosa che ricordo dello scorso anno, erano i:

“meglio di quinto/settimo/terza fila non si poteva fare” *autore: anonimo asturiano*

“c’è molto lavoro da fare” – espressione super super scazzata – di Kimi Raikkonen.

raikkonen sbadiglia mito

Kimi continua a sbadigliare in conferenza stampa, ma i “c’è molto lavoro da fare” sono diventati “possiamo ancora migliorare” e sono accompagnati dai vari: “sento molto bene la macchina”. E poi ci sono gli “ho sempre sognato di essere in Ferrari” del wunderkind – credits: @giroveloce. A cambiare, in questo 2015, è stata la motivazione.

 

Cosa ha fatto la Ferrari in questo finesettimana? Forte di un pacchetto complessivo che si sta dimostrando competitivo, CI HA CREDUTO. Tutti sanno che Mercedes è inarrivabile. Probabilmente questo successo malese sarà solo uno tra i pochi exploit che le Frecce d’Argento graziosamente concederanno in un’altra annata di dominio.

Ma la Ferrari domenica ha creduto che potesse accadere qualcosa di meraviglioso. E, come conseguenza, è accaduto.

vettel non ci crede 0 vettel non ci crede vettel non ci crede 2

 

La squadra è stata impeccabile, velocissima e certosina ai cambi gomme, come non succedeva da una vita, praticamente da quando ad Abu Dhabi 2010 Alonso perse il mondiale ai pit stop e i tifosi cominciarono a capire che il giocattolo dell’era Schumi si era rotto irrimediabilmente.

I piloti sono stati belli e coraggiosi: Raikkonen, nella sua stupenda e caparbia risalita della classifica dal fondo; Vettel, nella splendida gestione di quel primo treno di gomme Medium già usato in qualifica e nel suo arrembaggio alle Mercedes.

vettel supera rosberg vettel supera hamilton

 

E poi l’universo ha finalmente sorriso alla Rossa e a Kimi Raikkonen, perseguitato dalle due Sauber. Proprio nel momento peggiore per il finlandese, Marcus Ericsson – aka Pippersson, credits: Luca Manacorda di FormulaPassion –   è andato a cercare Sandokan sulla ghiaia, regalandoci  la safety car che ha cambiato la gara. Perchè la vettura di sicurezza ha provvidenzialmente mandato ai box a cambiar gomme le due Mercedes – e altre 5-6 vetture…, ma non le Ferrari.

 

Non possiamo dire cosa sarebbe accaduto senza la safety car in pista: forse Sebastian Vettel avrebbe comunque sopravanzato Lewis Hamilton, anche senza l’errore strategico. Effettivamente il campione del mondo in carica, a metà gara, era quasi isterico con il suo box nel constatare quanto velocemente si degradassero le gomme sulla W06 Hybrid.

Quel che conta è che la vittoria è arrivata, dopo quasi due anni di digiuno.

vettel malesia win post bandiera a scacchi

Una vittoria Ferrari che fa piacere a tutti, ma proprio a tutti (persino a Chris “ce ne andiamo a casa se non cambiate le regole” Horner), perchè dice che il campionato non sarà poi così scontato e perchè testimonia che con il duro lavoro e la mentalità giusta il gap con la corazzata di Stoccarda magari non si chiude, ma si accorcia.

Parentesi a parte meritano l’etica del lavoro, la partecipazione e l’entusiasmo di Sebastian Vettel. E ditelo che quand’è partito questo team radio

(che potete scaricare qui, sul sito del mio amico @giroveloce) eravate così…

gif entusiasta

 

La sensazione è che, lungi dall’aver buttato il bambino con l’acqua sporca, il taglio di teste andato in scena a Maranello lo scorso anno abbia fatto molto bene. E bisogna ringraziare la guida del nuovo vertice Ferrari, Sergio Marchionne, che – pur sottotraccia- appare molto più presente del predecessore Montezemolo. Ma soprattutto bisogna ringraziare chi tiene il timone della squadra, Maurizio Arrivabene.

kimi raikkonen arrivabene

Con i suoi modi schietti e ironici, l’accento romagnolo, i buffetti, le pacche sulle spalle e il suo non mandarle a dire (“Kimi deve essere un po’ più concentrato”, ha detto sabato, e ), è un motivatore assoluto.  Il leader carismatico che tutti vorremmo avere per capo.

 

P.S. Avrete capito che Fernando Alonso è caduto dal mio cuore ormai da qualche tempo. Eppure i festeggiamenti di ieri mi hanno riportata un po’ indietro nel tempo.

alonso qualche anno fa

Matador, io spero che troverai la tua buona stella. Ed è vero, siamo tutti dei vergognosi voltagabbana. Ma l’attaccamento ai colori è così, non ammette sentimenti blandi.

P.P.S. Sì, abbiamo tutti pensato a te a Suzuka 2000, grande Michael.

vettel dirige l'inno di mameli alla schumacher malesia 2015

P.P.P.S. Tutto il pippone sul “se credi con tutto il tuo cuore che succederà qualcosa di meraviglioso, quel qualcosa accadrà,” si chiama legge di attrazione e ne parla un libro che si chiama The Secret. Non storcete il naso, funziona davvero.

 

E allora “piedi per terra e testa bassa” [cit. Maurizio Arrivabene], e avanti così.