Gp del Belgio, a Spa vince la lepre. E la noia

Il segno di cosa è stato questo Gp del Belgio 2013 lo ha dato mio padre. Per la prima volta dopo un’eternità aveva deciso di concedersi un appuntamento con la Formula1. Piazzatosi dinnanzi al televisore con un entusiasmo di altri tempi (è stato lui a introdurmi alle alchimie di questo meraviglioso sport e lui a portarmi a Monza quindici anni fa), l’ho ritrovato al 29esimo giro steso a 4 di mazze, in piena ronfata post prandiale, con tanto di bocca aperta.

vettel we won again

Ha vinto lui. Anzi loro: Vettel e la sua RB9, un connubio inscindibile di perfezione e affidabilità, che, per la quinta volta in questa stagione, porta a casa il risultato. Una macchina da guerra la cui superiorità è stata decretata da quel costante mezzo secondo in meno di crono sul giro che, su gomme dure, il duo Vettel-RB9 è stato in grado di tenere per gli ultimi dieci giri del Gp del Belgio. Il tedesco si era visto soffiare sabato la pole da Lewis Hamilton, autore di un giro pazzesco su pista bagnata.

ti futtìa

“Fregato!”

Ma è bastata qualche curva, dopo che si sono spente le luci rosse, perchè Vettel strappasse la testa della gara ad Hamilton al Kemmel e non la mollasse più. Per Sebastian è stato un granpremio di gestione giocato sul filo dei giri veloci. Un gioco in cui vince facile da quando era un poppante della Formula1. Nel primo stint la sua fuga è stata contenuta da Hamilton e Alonso. Nel secondo run su gomme medie ha cominciato a scavare il solco, fino ad arrivare ad otto secondi di vantaggio sul diretto inseguitore, il Nando Furioso. Negli ultimi giri su gomme dure Vettel è scappato con il bottino. Il risultato? Un arrivo in solitaria, con il box che lo prega di non strafare e lui che lo ignora. Tanto di cappello.

prima del podio 1

“Cornutaaaazzo!”

dietro le quinte 2

“Chi avevi fregato tu?”

Il risultato è stato un Granpremio del Belgio senza una goccia di pioggia (prevista da almeno un mese) e addormentato per 2/3 nelle posizioni di vertice.

A movimentare la gara è stato lui, el Matador triste.

il terzo incomodo

Nonostante Spa sia la sua bestia nera (non ha mai vinto), nonostante sia partito nono in griglia e nonostante una gara asciutta, Alonso si è spogliato dei panni della beghina del terzo piano e ha ricominciato a dar mazzate in pista, oltre che davanti ai microfoni. L’asturiano, complice una F138 tornata ai fasti del pre-Montecarlo, suona la carica appena le vetture si sono posizionate in griglia e poi parte all’assalto. Alla partenza si butta all’interno, si mangia le due Lotus, riesce a prendere La Source nelle parte più interna della traiettoria e, complice la pennichella al via di Di Resta e Webber, dopo l’Eau Rouge-Radillon si ritrova in quinta posizione dietro a Button.

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E’ solo l’inizio. Al quarto giro l’asturiano supera Button e al sesto liquida Nico Rosberg passandolo all’esterno. Comincia la caccia ai pezzi grossi, ma Vettel e Hamilton viaggiano sui suoi stessi tempi. L’occasione per prendere l’inglese, Alonso la coglie dopo il primo pit-stop. Hamilton, impelagatosi dietro a Romain Grosjean che viaggia su gomme usurate, perde tutto il suo vantaggio. El Matador supera il francesino quasi in scioltezza e poi, al quindicesimo giro, lancia l’attacco alla Bus Stop, in frenata all’entrata della chicane, dove veramente pochi sono i coraggiosi a tentare il sorpasso. Inutile il ritorno di Hamilton: Alonso è più veloce. Parte l’inseguimento a Sebastian Vettel e al primo successo nella terra dei cavoletti. Ma il ritmo del tedesco è indiavolato e irraggiungibile. E Nando deve accontentarsi del secondo posto e di un’ammissione pesante: “Anche se fossi partito primo, sarei finito comunque secondo al traguardo”.

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In molti hanno storto il naso dinnanzi alla faccia scura di Alonso sul podio. Io la comprendo perfettamente. Perchè, insieme a questo abbraccio che sancisce la presa d’atto delle capacità del proprio avversario, finora sempre negate dietro l’alibi del “ha la vettura più forte”, Sebastian Vettel Wins Belgian Formula One Grand PrixFernando Alonso si è forse reso conto che stavolta non può dare la colpa a nessuno per questa vittoria mancata, neanche a se stesso. Perchè sia lui, che la Ferrari, hanno fatto bene, benissimo. La scuderia ha portato degli aggiornamenti che hanno funzionato. Lui ha spinto al massimo. In un solo weekend sono state rimesse al proprio posto Mercedes e Lotus. Ma contro questo Vettel, sicuro e solare dall’alto dei suoi 46 punti di vantaggio in classifica, c’è poco da fare.

Medaglia di bronzo per Lewis Hamilton. Complice le temperature basse, che non aiutano a portare in temperature le Pirelli sulla sua Mercedes, Lewis ha lottato fin dove ha potuto. Ma la macchina era irriconoscibile rispetto all’Hungaroring. Un ritorno sulla terra? La fine del sogno iridato? Molto probabilmente no. Perchè con questo podio, Hamilton aggancia il terzo posto in classifica piloti, superando Raikkonen.

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La gara di Raikkonen mi fa pensare che la sindrome da Marc Genè, il gufo più gufo di Ivan Capelli, mi abbia contagiata. Ho lodato i suoi successi a Spa e il suo essere l’uomo destinato a lottare con Vettel per 3 giorni di seguito. Il risultato è stato che una visiera a strappo di quelle che i piloti hanno sul casco gli è finita nel sistema di raffreddamento dell’impianto frenante, surriscaldandolo talmente tanto da costringerlo a tornare ai box anzitempo.

Muoro. Davvero.

Muoro. Davvero.

Per Raikkonen, l’uomo dei secondi posti, si è trattato del primo ritiro dopo una scia positiva durata più di due anni.

Una sfiga pari, forse, soltanto a quella di Lewis Hamilton in Corea, lo scorso anno.

Lewis si porta il prato del Gp di Corea

Lewis e il souvenir. Un applauso ai geni che hanno avuto l’idea dell’erba sintetica

Kimi, ti giuro, mi dispiace!

Quarto e quinto posto per Nico Rosberg e Mark Webber. Il primo, nonostante gli evidenti limiti nel passo gara, riesce a tenersi dietro le spalle l’australiano che guida la vettura dei miracoli per un tempo infinito. Ma siamo sicuri che Webber sia al volante di una RB9?

Sesto, bellissimo piazzamento, per Jenson Button. La McLaren, proprio dopo le voci che decretavano la fine dello sviluppo sulla vettura 2013, continua la sua scia positiva di risultati.

Motorsports: FIA Formula One World Championship 2012, Grand Prix of Belgium

Jenson è il diesel del Circus, l’uomo da una sosta a Gp. Ma non bisogna sottovalutarne il lavoro. Buttarsi sempre sulla strategia con meno pitstop necessita di tanta pazienza (per non dare di matto quando gli avversari ti passano neanche avessi in mano una Bianchina) e di una guida gentile. E il pilota inglese, il cui rinnovo con la McLaren per il 2014 dovrebbe essere cosa fatta nonostante alcune voci lo vogliano candidato per il sedile di Felipe Massa in Ferrari, continua a portare a casa buoni risultati.

Dietro di lui sono arrivati gli altri due “secondi” delle scuderie al vertice. Felipe Massa, settimo, penalizzato da una brutta partenza, e Romain Grosjean che, almeno per quest’anno, ha evitato di piombare sul casco di Fernando Alonso alla Source. Massa continua il suo campionato anonimo : non che l’anno scorso le cose fossero differenti. Tuttavia i 30 secondi di ritardo accusati alla bandiera a scacchirispetto a Fernando Alonso, pur essendo i due partiti appaiati, ci dicono una volta in più (se mai ce ne fosse bisogno) quanto conti il pilota.

Grandissima la gara di Adrian Sutil. Partito dodicesimo, il tedesco di origine portoghese si è lanciato a Spa con un piglio alla Montoya. E’ lui che si ritrova, al 18esimo giro, appaiato a Sergio Perez e al compagno di squadra Di Resta a l’Eau Rouge, in un duello rusticano per una posizione di metà classifica.

E’ sempre lui, scampato dal trenino in cui avviene l’unico incidente degno di nota della giornata -in cui Maldonado sperona Paul Di Resta Di Resta (suo malgrado..)-

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l’autore del bellissimo sorpasso ai danni di Gutierrez. Il giovane messicano, all’Eau Rouge, è lì per lì per chiudergli la traiettoria del sorpasso. Adrian non molla. Lo aggancia all’esterno e, a 300 orari, trova pure il modo per staccare la mano dal volante e mandargliele a dire. Un coraggio che meriterebbe più di un nono posto.

sutil e la mandata a cagare

Torna a punti anche Ricciardo. L’australiano, con il contratto con la Redbull ormai in cassaforte (manca solo l’annuncio) vince il suo personale granpremio contro Jean-Eric Vergne (un po’ diverse le strategie dei due piloti Toro Rosso) e si porta a casa il decimo posto. Peccato. Per l’ennesima volta mi ero giocata Vergne nel FantaFormula1.

Chiudo questa svogliata review con l’immagine più divertente di tutto il Granpremio. La doccia di champagne.

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Soprattutto quella ai danni del mascellone scozzese, oggi intervistatore ufficiale, David Coulthard, che si rifà il bagno sul podio.

Oggi:

scene belle

Singapore 2012:

vettel e la doccia

Promuoviamo una colletta per comprare a David Coulthard una camicia che non sia rosa.

P.S. La mia simpatia per Sebastian Vettel, dopo questo gesto, è paurosamente in ascesa. Ho paura di me stessa e delle mie emozioni.