Gp del Canada 2014, le pagelle

Continuo a frequentare a intermittenza queste bande (ma non temete: potete sempre leggermi su BlogF1.it), ma vi segnalo comunque le pagelle del Gp del Canada che ho curato per BlogF1.it.

Svestiti in parte i panni della tifosa incallita [il seguire e parlare a giro di una scuderia sempre diversa, non ultima la Red Bull, mi ha regalato la catartica esperienza dell’immedesimazione nel punto di vista altrui, a cui è seguita l’altrettanto preziosa esperienza del distacco un po’ misantropo dalle schermaglie pro o contro un pilota/una scuderia particolare] ergo, tralasciando la parentesi “Ferrari”, credo che il Gran Premio del Canada sia stato una gara davvero divertente e piena di spunti interessanti.

Ripropongo su questo spazio alcune delle valutazioni scritte per BlogF1.it.

da pagelle di blogf1.it

NICO ROSBERG 9 – Graziato nuovamente dai commissari per il taglio di chicane che ricaccia temporaneamente Lewis Hamilton fuori dalla zona DRS (la malia da “principe azzurro” funziona pure su di loro?), il tedesco fa il meglio possibile in un weekend in cui la mitica affidabilità Mercedes ha un doppio (e incredibilmente istantaneo) crollo. Costruisce buona parte del suo vantaggio in qualifica, andando a strappare la pole a Lewis Hamilton in uno dei suoi circuiti preferiti; tiene la testa della gara e cerca di scappar via. Il compagno di squadra gli sta attaccato alle calcagna come un mastino napoletano. Con la partenza per la tangente della sua MGU-K, sopravvive a dei giri infernali e lo fa di buon grado, sapendo comunque che il suo diretto avversario è già a rodersi il fegato ai box. Pian piano riprende un po’ di ritmo e, pur non riuscendo più a superare i 300 orari su rettilineo, nel primo settore gira come in qualifica, tenendo a debita distanza Sergio Perez. Quando Ricciardo arriva di gran carriera non tenta neanche di resistere: Nico ha la testa solo alla bandiera a scacchi. Una cautela che gli vale 18 punti. CALCOLATORE… e come dargli torto? (ed è di nuovo a +22 in classifica)

KIMI RAIKKONEN 3 –  Dietro di lui al traguardo c’è solo Adrian Sutil, doppiato. La Ferrari quest’anno non c’è, ma lui sembra esserci anche meno: in un pericoloso revival dell’annata 2009, la stagione 2014 del finlandese ha assunto i contorni di un lento trascinarsi apatico, rischiarato da rari barlumi di classe (leggi: Montecarlo) a cui seguono subito dopo prestazioni spaventose. Il weekend canadese rientra in quest’ultima casistica. Qualifica sofferente, in cui passa con affanno la Q2, per poi ritrovarsi ultimo tra i dieci. Buono lo spunto in partenza, poi il nulla. Sulle supersoft la sua F14T non va. Rientra in pista dietro Daniil Kvyat, che va su uno stint lungo, e non riesce a liberarsene prima di una decina di giri. La sua gara è uno stillicidio nel traffico, la cui “ciliegina sulla torta” è un testacoda in solitaria, che lo fa piombare a fondo classifica. Prende un punticino perché tutto il resto della ciurma, al traguardo, non ci arriva. CATASTROFE

SERGIO PEREZ 6 – Una media tra la sua gara spettacolare (10) e l’incredibile leggerezza con cui la butta alle ortiche: l’incidente con Felipe Massa (2) all’ultimo giro che manda entrambi in ospedale per accertamenti. Il messicano avrebbe meritato il podio. La troppa foga e, forse, la distrazione (sarebbe bastato guardare negli specchietti per vedere la Williams che arrivava come un treno) lo fa tornare a casa a bocca asciutta e con una penalità in griglia di cinque posizioni da scontare nel prossimo Gran Premio d’Austria. Perez scatta alla grandissima dalla lontana tredicesima posizione: supera in un colpo Magnussen e Hulkenberg, dopo poche tornate si sbarazza anche di Jenson Button. Il suo miracolo sta tutto nella prima parte di gara: corre la bellezza di 35 giri sulle gomme Supersoft, senza soffrire di graining e senza avere crolli nel ritmo. Un record, considerato che sono quelle utilizzate in qualifica. Nell’ultima parte della corsa è il primo nel trenino che tampina Nico Rosberg: sembra quasi poterlo andare a prendere, ma il DRS non gli funziona, e negli ultimi giri un problema alla Power Unit comincia a fargli fare bizze anche in frenata. Daniel Ricciardo ne approfitta, seguito poco dopo da Sebastian Vettel. A quel punto il messicano perde la testa: si convince di potersi difendere da Massa e, di punto in bianco, cambia traiettoria, piantando una gran frenata. Peccato che Felipe sopraggiunga a 300 orari, molto più veloce di lui: lo scontro è inevitabile. La Force India continua a sostenere che la colpa sia del brasiliano. Le telemetrie dicono il contrario. INGORDO

Vi invito a leggere resto qui e a regalarmi il vostro punto di vista qui sotto. Siete d’accordo con le valutazioni fatte o no? E perchè?

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P.S. VIVA VIVA PUCCI PUCCIARDO! – nomignolo adottato dalla parte femminile della redazione di BlogF1 per sottolineare il sentimento di immensa tenerezza e simpatia suscitato dal pilota australiano –

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